Pantera Capital ha riferito che il mercato della tokenizzazione da 321 miliardi di dollari ha ancora una media di 2,04 su 5 nel suo indice di maturità on-chain, con il 77,6% dei 542 asset valutati che funziona come semplici involucri digitali attorno all’infrastruttura finanziaria tradizionale.
La società di gestione patrimoniale ha descritto il settore come fermo nella fase “giornale su un sito web”, dove il trasferimento di asset su una blockchain non ha ancora sbloccato le funzionalità programmabili. I nuovi lanci di asset tokenizzati sono aumentati del 115% nel 2025, ma anche la maggior parte si è limitata a replicare strutture tradizionali invece di abilitare il regolamento continuo o la composabilità.
Dominano gli involucri digitali, mentre l’emissione resta limitata
Pantera ha valutato 542 asset tokenizzati attivi suddivisi in 11 categorie tramite il suo Tokenization Progress Index (TPI), che misura emissione, trasferibilità e composabilità su una scala di cinque punti.
La media composita ha raggiunto 2,04, con l’11,1% che si qualifica come ibrido e solo il 2,7% che raggiunge lo status nativo.
L’emissione ha ottenuto il punteggio più basso con 1,82 su 5. La società spiega in dettaglio che il 91,1% degli asset dipende ancora da minting autorizzato e dal supporto di custodi per l’uscita dal sistema, mentre solo 13 prodotti sfruttano funzioni autonome di mint-and-burn.
Il valore monitorato è cresciuto di circa il 60%, passando a 320,6 miliardi di dollari dai 200,6 miliardi di dollari del 2024. Pantera definisce questa tendenza come “un mercato che si espande, ma non si approfondisce”, con nuove emissioni che arrivano più rapidamente rispetto all’evoluzione dell’infrastruttura.
Le stablecoin dominano per scala, il credito privato guida la DeFi
Le stablecoin rappresentano 293 miliardi di dollari, ovvero il 91,6% del valore monitorato totale, con una media TPI di 2,67. Secondo Pantera, le stablecoin restano l’unica categoria che unisce una reale scala economica a una misurabile utilità on-chain.
Il credito privato è emerso come la categoria non stablecoin più rilevante per la penetrazione nella DeFi, con il 21,4% del valore già attivo on-chain, superando le strategie gestite attivamente ferme al 19,6%.
I Treasury statunitensi tokenizzati hanno superato i 15 miliardi di dollari attraverso prodotti firmati BlackRock, Franklin Templeton e Fidelity Investments, ma dipendono ancora da sistemi di registro off-chain.
Escludendo le stablecoin, le cinque piattaforme principali, tra cui Securitize, Maple Finance e Ondo Finance, detengono circa la metà di tutti gli asset valutati.
Le chain pubbliche come Optimism e Base ottengono punteggi superiori rispetto a network permissioned come Canton, che ha una media di 1,75. Solo il 12% degli asset valutati raggiunge il livello necessario per una reale composabilità in DeFi.
“Il settore ha dimostrato con successo che gli asset possono essere rappresentati on-chain, ma non che questa rappresentazione on-chain cambi radicalmente il modo in cui funzionano questi asset”, spiega in dettaglio Pantera Capital nel report.
Cosa succederà dopo
Pantera sostiene che la prossima fase verrà valutata tramite parametri di utilità anziché secondo l’ammontare di asset gestiti, considerando velocità di regolamento, costi di trasferimento, attività di trading e capitale effettivamente impiegato nella DeFi.
Gli emittenti che andranno oltre i semplici involucri digitali verso strumenti nativi e composabili on-chain potrebbero definire la credibilità del settore da qui al 2026.